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L’allievo
più fedele : Morihiro Saito Sensei
(da IWAMA RYU AIKIDO di Paolo N. Corallini, Sperling & Kupfer
,1999)

Dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, il Giappone era una
nazione povera, umiliata, governata da un esercito di occupazione.
Morihei Ueshiba abitava con la moglie Hatsu nel piccolo villaggio
di Iwama, dove si era ufficialmente ritirato nel 1942. La famiglia
Ueshiba conduceva una vita frugale, coltivando riso e allevando bachi
da seta, aiutata da un piccolo numero di uchi deshi e soto deshi che
seguivano il fondatore. Ueshiba, sessantenne, era nel pieno della
forma fisica, risultato di decenni di durissimo allenamento. Liberatosi
dalla responsabilità degli insegnamenti pubblici, il fondatore
poté finalmente dedicarsi al suo allenamento personale e alle
attività ascetiche con una dedizione totale.
Sebbene prima della guerra Ueshiba avesse avuto decine di migliaia
di allievi, alla fine del conflitto gliene erano rimasti pochissimi.
La pratica delle arti marziali era stata vietata dal quartier generale
delle forze alleate, ma questo divieto non era uguale in tutte le
aree urbane ed era poco applicato nei piccoli paesi di campagna. Durante
i primi anni del dopo guerra, Morihei Ueshiba chiamò la sua
residenza di campagna "Aiki-En" (la fattoria Aiki) per minimizzare
il fatto che vi s'insegnassero le arti marziali.
Morihiro Saito era un diciottenne smilzo quando trovò il coraggio,
nell'estate del '46, di andare a trovare il fondatore. Era nato il
31 marzo 1928 in un piccolo villaggio a poche miglia dal dojo. Tipico
giovanotto giapponese, Morihiro Saito ammirava i grandi spadaccini
del Giappone feudale come Matabe Goto e Jubei Yagyu. I giovani in
Giappone, prima e durante la seconda guerra mondiale, dovevano conoscere
judo e kendo e infatti queste arti erano inserite nel programma scolastico;
il giovane Saito a scuola aveva optato per lo studio del kendo. Giovanissimo,
Morihiro cominciò lo Shito Ryu karate nel distretto Meguro
di Tokyo, dove allora lavorava. Nella capitale il suo allenamento
di karate non durò a lungo, perché fece ritorno nella
prefettura di lbaragi per lavorare nella Japan National Railways.
Saito allora decise di iniziare il judo, perché sentiva che
se avesse conosciuto sia il judo che il karate non avrebbe avuto motivo
di aver paura in un eventuale combattimento. Il judo era utile nella
situazione a mani nude con prese, mentre il karate era superiore al
kendo perché utilizzava i calci.
Saito ricorda i suoi primi allenamenti nelle arti marziali e la sua
insoddisfazione con il judo:
"La scuola di karate era abbastanza tranquilla, mentre il dojo
del judo era come un parco divertimenti con bambini che correvano
dappertutto. In parte era questo il motivo per il quale mi stancai
del judo. Inoltre, in un combattimento una persona può colpire
quando vuole e un esperto di judo non ha una difesa per questo tipo
di pratica. Così ero insoddisfatto del judo. Un'altra cosa
che non mi piaceva era che durante la pratica i sempai proiettavano
noi kohai, utilizzandoci egoisticamente per il loro allenamento. Loro
ci permettevano di fare soltanto alcune proiezioni quando erano nell'umore
giusto. lo pensavo che erano veramente egoisti, arroganti e impudenti".
Il pensiero di Morihiro a proposito delle arti marziali stava comunque
per subire una trasformazione. Questo era il risultato del fortuito
incontro con un vecchio uomo dalla barba bianca che, secondo i pettegolezzi
locali, praticava una qualche misteriosa arte marziale. Molti anni
dopo Saito descrisse il suo decisivo primo incontro con Morihei Ueshiba.
"C'era questo vecchio uomo che stava eseguendo delle strane tecniche
nelle montagne vicino Iwama. Qualcuno disse che aveva fatto karate,
mentre un maestro di judo mi disse che la sua arte era chiamata Ueshiba
Ryu judo. Era spaventoso lassù e io avevo paura di andarci.
Ebbi una strana impressione di quel posto. Faceva accapponare la pelle,
ma alcuni amici e io decidemmo di andarci per dare un'occhiata. Comunque
i miei amici all'ultimo momento ebbero paura e decisero di non venire.
Così andai da solo. Eravamo in estate e arrivai di mattina.
O-Sensei stava facendo l'allenamento mattutino.
Minoru Mochizuki mi condusse dove O-Sensei si stava allenando con
alcuni studenti. Quindi entrai nel posto che attualmente è
la stanzetta di sei tatami all'ingresso del dojo. Mentre stavo seduto
lì, O-Sensei e Tadashi Abe (il primo pioniere di Aikido in
Francia) entrarono. Quando O-Sensei si sedette, Abe preparò
un cuscino in terra per lui. Era molto veloce nell'aiutare O-Sensei.
Mi fissò e chiese "Perché vuoi imparare l'Aikido?"
Quando io risposi che avrei voluto impararlo se me l'avesse insegnato,
egli chiese "Sai che cos'è l'Aikido?" Non c'era modo
che io sapessi che cosa era l'Aikido. Quindi il fondatore aggiunse:
"T'insegnerò come servire la società e la gente
con quest'arte marziale".
Non avevo la minima idea che un'arte marziale potesse servire la società
e la gente. Volevo solo diventare forte. Ora lo capisco, ma in quel
tempo non avevo idea di che cosa stesse parlando. Quando disse "Per
il benessere della società e della gente", io mi chiesi
come un'arte marziale potesse servire a questo scopo, ma dal momento
che desideravo essere accettato, risposi "Sì, capisco".
Mentre stavo sul tatami, tirandomi su le maniche, pensavo: "Bene,
visto che ho fatto tanto per arrivare qui non mi farà male
fare un paio di tecniche".
O-Sensei disse: "Attaccami".
Così, io l'attaccai e caddi. Non so esattamente se fosse kotegaeshi
o qualche altra tecnica, mi sentii proiettare. Poi disse: "Dammi
un calcio". Quando provai a calciare, fui gentilmente rovesciato
a terra.
"Vieni e prendimi". lo cercai di afferrarlo come si fa nel
judo e ancora fui proiettato senza sapere come. Il mio keikogi era
strappato.
Sensei disse: "Vieni ad allenarti, se vuoi". Dicendo ciò
se ne andò.
Tirai un sospiro di sollievo, pensando di essere stato accettato".
Sebbene Ueshiba avesse accettato il giovane Saito come allievo, i
Sempai nel dojo misero spesso alla prova la sua volontà. Saito
racconta che sarebbe stato meglio partecipare a un combattimento reale.
Anche se sentiva dolore ai polsi, i sempai non avevano riguardo per
questo e eseguivano con la stessa determinazione le tecniche. Comunque,
il giovane Saito si guadagnò presto il rispetto degli anziani.
Ricorda con gratitudine l'insegnamento ricevuto da Koichi Tohei e
Tadashi Abe. Il metodo d'insegnamento del fondatore in Iwama era molto
diverso da quello adottato prima della guerra. Nei primi anni il fondatore
era solito mostrare soltanto alcune volte le tecniche senza quasi
spiegarle e gli allievi lo dovevano imitare. Questo era il metodo
tradizionale d'istruzione delle arti marziali e gli studenti dovevano
fare del loro meglio per rubare le tecniche degli insegnanti. In seguito
Ueshiba ebbe il privilegio di potersi dedicare con tutte le sue energie
alla sua ricerca personale con pochi allievi devoti.
"Quando ripenso a ciò, mi rendo conto che il cervello
del fondatore doveva essere come un computer. Durante la pratica O-Sensei
c'insegnava le tecniche che aveva sviluppato fino a quel momento come
se le stesse organizzando e classificando per se stesso. Quando studiavamo
una tecnica, sistematicamente apprendevamo le tecniche a essa correlate.
Se studiavamo le tecniche in ginocchio, continuavamo a fare solo quelle
una dopo l'altra, senza riposo. Quando introdusse le tecniche di ninindori,
quelle successive cominciavano tutte dalla stessa presa.
O-Sensei ci insegnò due, tre o quattro livelli di esecuzione
per ogni tecnica. Cominciava con la forma basica, poi un livello dopo
l'altro e finalmente le forme più avanzate. Il fondatore sottolineò
che ogni piccolo particolare dev'essere corretto, altrimenti non era
una tecnica.
I sempai e i kohai praticavano insieme; naturalmente i sempai eseguivano
per primi e quando era il turno dei kohai era già ora di cambiare
tecnica. Dal momento che il fondatore aveva pochi studenti in quel
periodo, O-Sensei era solito chiamare come partner un po' tutti noi.
Quando il fondatore praticava con i sempai, noi non vedevamo l'ora
di poter ricevere direttamente il suo insegnamento".
Il fatto che Saito Sensei lavorasse nelle ferrovie di stato era una
fortuna per il suo allenamento, dal momento che aveva un giorno di
riposo dopo ogni giorno lavorativo. Egli trascorreva tutto il suo
tempo libero nel dojo con Ueshiba.
Gli allenamenti del mattino consistevano in circa quaranta minuti
di preghiera in seiza davanti all'altare dell'Aiki Shrine, seguiti
da allenamenti con le armi, se il tempo lo permetteva. In questo periodo
della sua vita il fondatore si dedicava quasi esclusivamente allo
studio dell'Aiki ken e dall'Aiki jo e alle loro relazioni con il taijutsu.
Stava provando le tecniche di base delle armi che poi Saito Sensei
avrebbe classificato in un sistema razionale per integrare la comprensione
dei taijutsu.
"O-Sensei ci diceva solo di attaccarlo. L'allenamento del ken
cominciava così. Poiché io avevo praticato il kendo
quando ero ragazzo, in qualche modo riuscivo a far fronte alla situazione.
Allora mi disse di preparare un attrezzo per il tanrenuchi (allenamento
per colpire con la spada). Così raccolsi un po' di legna e
la utilizzai per costruire questo attrezzo. Comunque O-Sensei si arrabbiò
e lo distrusse con il suo ken, dicendomi: "Così sottile
è inutile." Dovevo pensare qualcosa. Tagliai due grossi
pezzi di legno e li unii tra loro con due chiodi. Quando feci così,
il fondatore mi lodò. Comunque anche quell'attrezzo durò
meno di una settimana: colpivamo in posti diversi per risparmiare
il legno, ma dopo una settimana uscii di nuovo per cercare più
legna per fare un nuovo attrezzo. C'erano molti alberi sulle colline
in quei tempi. Noi usavamo questo sistema per allenarci a colpire
con le armi di legno. Come allenamento avanzato venivamo istruiti
con quello che oggi chiamiamo ichi no tachi. O-Sensei ci insegnò
soltanto questo kumitachi per tre o quattro anni. L'unica altra cosa
che facevamo era continuare a colpire fino a essere completamente
esausti. Quando eravamo al punto in cui le forze ci stavano abbandonando,
il fondatore ci diceva di smettere e ci lasciava andare. Questo era
ciò che facevamo nell'allenamento della mattina. Negli ultimi
anni ricevetti dal fondatore insegnamenti privati. La povertà
del Giappone in quegli anni rendeva ancora più difficile per
i pochi studenti del dojo continuare la pratica. Uno dopo l'altro,
lavoro e impegni familiari li obbligarono a abbandonare l'allenamento
al punto che solo pochissimi rimasero nel dojo."
Vedendo la devozione di Morihiro e il suo entusiasmo per l'allenamento,
Ueshiba si affezionò sempre di più a lui non solo nella
pratica, ma anche nella vita personale. Alla fine soltanto il giovane
Saito era rimasto a servire il fondatore. Anche dopo il suo matrimonio,
la passione di Morihiro per l'allenamento continuò inalterata.
Infatti, la sua giovane sposa cominciò a servire la famiglia
Ueshiba, e si prendeva cura personalmente dell'anziana moglie di O-Sensei,
Hatsu.
"Alla fine eravamo rimasti solo un piccolo numero di sempai e
io. Ogni qualvolta O-Sensei era presente non sapevamo quando ci avrebbe
chiamato per aiutarlo. Anche se stavamo raccogliendo il riso e accadeva
per caso che O-Sensei ci chiamasse e non eravamo preparati, le conseguenze
erano terribili. Molti allievi dovettero abbandonare il dojo a causa
dei loro impegni familiari, io potei continuare perché ero
libero durante il giorno, dal momento che lavoravo un giorno sì
e uno no. A causa del fatto che avevo già un lavoro, il fondatore
non doveva pagarmi per i miei servigi. Gli allievi potevano venire
nel dojo ma dovevano poter fare a meno di uno stipendio. Servire il
fondatore era estremamente duro anche se lo facevi per apprendere
un'arte marziale. O-Sensei apriva il suo cuore soltanto a quegli studenti
che lo aiutavano dall'alba al tramonto, a coloro che lavoravano e
gli massaggiavano le spalle, a coloro che lo servivano a rischio della
vita. Dal momento che io gli ero veramente utile, O-Sensei mi insegnò
tutto molto volentieri".
Il fondatore dimostrava generosamente il suo grande affetto e la sua
fiducia per il giovane Saito. Quando Morihiro prese l'iniziativa di
aiutare il fondatore per risolvere un problema a proposito delle sue
proprietà, O-Sensei gli regalò un pezzo di terra. Fu
lì che Saito costruì la sua casa, dove visse con la
moglie e i figli servendo il fondatore. Alla fine degli anni '50 la
vita e l'allenamento intenso con il fondatore fecero di Saito Sensei
uno dei massimi istruttori dell'Aikikai. Egli insegnò regolarmente
nel dojo di Iwama in assenza del Fondatore e venne chiamato a sostituire
Koichi Tohei nel suo dojo di Utsunomiya quando Tohei partì
per le Hawaii. Attorno al 1960 anche Saito cominciò a insegnare
settimanalmente all'Aikikai Hombu Dojo di Tokyo ed era il solo istruttore,
oltre al fondatore, che poteva insegnare le armi in quel luogo. Le
sue lezioni erano tra le più popolari nel Headquarters e per
molti anni gli studenti di Tokyo s'incontravano la domenica mattina
per praticare taijutsu e bukiwaza con Saito. Dopo la morte del fondatore,
avvenuta il 26 aprile 1969, Saito diventò capo istruttore del
dojo di Iwama e guardiano dell'Aiki Shrine. Egli servì il fondatore
devotamente per 24 anni e la morte di O-Sensei rafforzò la
sua decisione di fare ogni sforzo per preservare intatto l'Aikido
di Ueshiba.
La pubblicazione nel 1970 dei suoi cinque volumi aiutò a far
conoscere il nome di Saito Sensei nel mondo. Questi volumi contengono
centinaia e centinaia di tecniche di taijutsu, di Aiki ken e di Aiki
jo. I libri contengono inoltre un sistema di classificazione e nomenclatura
delle tecniche che oggi è usato in molte parti del mondo. Saito
Sensei uscì dal Giappone per la prima volta nel 1974 per dirigere
una serie di seminari in California. Per la prima volta un gran numero
di praticanti poté sperimentare direttamente l'enciclopedica
conoscenza dell'Aikido di Saito Sensei.
Nella metà degli anni '70 Saito Sensei andò in pensione
dalla JNR, dopo trent'anni di servizio. Libero oramai di dedicarsi
completamente all'Aikido, cominciò a viaggiare spesso all'estero.
Attraverso gli anni Saito Sensei ha creato una rete di istruttori
al di fuori del Giappone, che insegnano Iwama Ryu Aikido.
L'lwama Ryu Aikido è diventato sinonimo di un tipo di allenamento
in cui si armonizzano perfettamente tecniche di taijutsu e di bukiwaza;
al contrario di molte altre scuole che si allenano soltanto nel taijutsu.
Nel 1989 Saito Sensei ha inaugurato un sistema per la certificazione
degli istruttori di Aiki ken e jo. In questo sistema venivano rilasciati
dei rotoli tradizionali scritti a mano a coloro che si dimostravano
esperti nell'uso delle armi dell'Aiki. Separato dal sistema dei gradi
di taijutsu, l'anima di questa iniziativa è di preservare le
tecniche di Aiki ken e Aiki jo, che sono inseparabili dalle tecniche
a mani nude dell'Aikido. Questi rotoli includevano i nomi e le descrizioni
dettagliate delle tecniche di armi e sono concepiti come gli antichi
rotoli della tradizione delle arti marziali. Molte persone, attraverso
gli anni, sono venute nel dojo di Iwama per vivere la grande esperienza
di ricevere direttamente l'insegnamento di Saito Sensei. Negli ultimi
venti anni, migliaia di persone hanno studiato con Saito Sensei.
Forse il successo di Saito Sensei come leader tecnico di Aikido è
dovuto al suo atteggiamento verso l'arte, alla sua armonizzazione
con la tradizione più pura. Nello stesso tempo, Saito Sensei
è stato in grado di organizzare e di classificare centinaia
di tecniche di taijutsu e bukiwaza e le loro interrelazioni. Inoltre
ha creato metodi di allenamento e di pratica basati su efficaci principi
pedagogici tesi ad accelerare i processi di apprendimento. Il potere,
la precisione di Morihiro Saito Sensei e la devozione di pochi altri
istruttori a lui fedelissimi fanno sì che l'Aikido possa ancora
essere stimato oggi come una vera arte marziale.
Morihiro Saito Sensei si è spento il 13 maggio 2002.
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